Edilizia bonus 110% – Oggi sarebbe dovuto entrare in vigore il decreto

Il bonus 110% potrebbe mobilitare in Veneto risorse per quasi 2 miliardi di euro (dei 14 miliardi a livello nazionale) fino al 2026, con una media annua (2021-2026) di 318 milioni (2,3 miliardi in Italia)

Mestre 1° luglio 2020 – Bonus al 110%: chi lo ha visto? Oggi sarebbe dovuto partire l’ecobonus che avrebbe consentito, a privati e imprese, di detrarre completamente le spese sulla riqualificazione energetica per i lavori su case e laboratori.

“In questo momento di approvato c’è solo il decreto i cui emendamenti, che potrebbero modificarne la struttura in modo importante come per l’estensione fino al 2022, sono ancora in discussione in Parlamento – denuncia Agostino Bonomo, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto–. Mancano poi anche i decreti attuativi e le relative circolari dell’Agenzia delle Entrate e dell’ENEA. Siamo al paradosso di un provvedimento che, nato con lo scopo di rilanciare il settore casa, quindi edilizia, impianti, serramenti, rischia di ottenere l’effetto opposto: lavori già decisi prima del lockdown vengono infatti sospesi in attesa di atti concreti e applicabili.

Per questo chiediamo ai Parlamentari veneti certezze sui tempi del provvedimento”.

L’Ufficio Studi Confartigianato stima (su dati Istat, Enea e Relazione Tecnica DL 34/2020), che il bonus del 110% potrebbe mobilitare in Veneto risorse per quasi 2 miliardi di euro (dei 14 a livello nazionale) fino al 2026, con una media annua (2021-2026) di 318 milioni (2,3 miliardi in Italia); si tratta di un intervento rilevante rispetto al passato. Il bonus coinvolge la vasta platea costituita da 74,782 imprese artigiane venete del sistema della casa con 92.372 addetti.

In tantissimi, tra imprese e privati, in queste settimane, chiamano le sedi di Confartigianato in tutta la regione chiedendo informazioni. “Ma nonostante una convincente operazione di comunicazione –afferma Bonomo– è difficile fornire risposte certe ed esaustive in assenza di una norma pubblicata. il Decreto Rilancio che contiene la possibilità di detrarre dalle tasse fino al 110 per cento della spesa per una serie di lavori di efficientamento energetico, in realtà non è stato dotato delle gambe per camminare e sta provocando, paradossalmente, una situazione di stallo”. Si tratta infatti di un Decreto Legge che deve essere convertito, e già questo pone incertezze, perché spesso la legge di conversione contiene modifiche al testo originario, poi perché mancano i decreti attuativi, che devono chiarire molti aspetti applicativi e certamente mancano le direttive dell’Agenzia delle Entrate, che rendano certi gli interventi e i requisiti che consentono la detrazione fino al 110 per cento e applicabile la cessione del credito.

“Questo – prosegue il Presidente – è uno degli aspetti più interessanti per i cittadini, perché permette loro di fare i lavori pressoché senza costo, ma è anche uno dei punti più critici per le imprese, perché non tutte le aziende possono permetterselo e allora si deve fare ricorso all’intervento di banche, assicurazioni, finanziarie e simili. In generale, è passato il messaggio che posso cambiare la caldaia o gli infissi e non pago nulla, anzi ci guadagno anche qualcosa. Non è così, o almeno non è così facile”. Infatti la norma prevede che, per accedere al super sconto del 110 per cento, è necessario che l’immobile, dopo gli interventi, acquisti una certificazione energetica di almeno due classi superiore a quella precedente.

“Stiamo lavorando su vari fronti – conclude Bonomo –. In particolare sulla cessione del credito, e chiediamo a banche, assicurazioni e finanziarie che sostengano le operazioni delle piccole imprese, per evitare che ad avvantaggiarsi di questa opportunità siano unicamente le grandi aziende strutturate. Serve che il Governo chiarisca al più presto tutto il necessario, altrimenti, invece che agire per il rilancio, questa norma bloccherà le imprese per altri tre mesi, e dopo i tre di lockdown non possiamo proprio permettercelo”.

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